L’oggetto dello studio di questa disciplina è la salute tra la popolazione 8dal greco epì+ compl. Di argom. demou)
Il primo compito dell’epidemiologia, pertanto, consiste nella ricerca dei fattori causali dell’insorgenza di una malattia tra la popolazione.
Es.: studio della correlazione tra numero di sigarette vendute e tasso di mortalità per tumore al polmone
In secondo luogo l’epidemiologia ha il compito di spiegare modalità e dinamiche della diffusione della malattia. Questi due compiti sovente vanno insieme. Es: studio del contagio di colera a Londra nel 1850. La mappatura del contagio consentì l’individuazione dell’acqua distribuita da una delle due compagnie pubbliche come fattore di contagio.
Lo studio della diffusione della malattia viene condotto in base a:
1) caratteristiche individuali (età, sesso, etnia)
2) caratteristiche del luogo di contagio (clima, quota, presenza di corsi d’acqua, mare, paludi, urbanizzazione, presenza di miniere, radioattività, storia del luogo etc.)
3) tempo, in riferimento alla storia della naturale della malattia in genere, ma anche della patologia in un dato luogo e di altre ad essa correlabili.
Studieremo così come si evolve si evolve una forma morbosa e come si passa dallo stato di salute a quello di malattia. A es., se un gruppo etnico perde le abitudini alimentari del paese d’origine, acquisendo quelle del paese ospite, è maggiormente esposto a patologie rispetto al gruppo aborigeno. Es: diffusione del diabete tipo 2 tra i Chicanos e aumento dei casi di infarto al miocardio tra i Giapponesi che, emigrando verso est, si avvicinano agli U.S.A.
In terzo luogo, la nostra disciplina si occupa della storia naturale della malattia: le malattie, specie se di natura virale, evolvono nel tempo, e lo studio della storia naturale chiarisce nessi eziologici, peso dei fattori di rischio, ciclicità della malattia etc.
Infine, l’epidemiologia studia i modi in cui costruire i fattori di salute pubblica. A lungo la medicina è stata vista come una disciplina che si occupa della malattia, non della salute. In età contemporanea, invece, è andata crescendo la sensibilità verso la prevenzione e la costruzione di politiche della salute preventive: campagne contro l’uso di tabacco, di droghe, per l’uso di profilattici, costruzione di sistemi fognari etc.
Nell’interpretazione eziologia di una malattia si tiene principalmente conto:
a) della relazione in base alla sequenza temporale tra esposizione all’agente e insorgenza della malattia;
b) della plausibilità biologic<, v
L’epidemiologia conosce tre metodi principali:
I°) Descrittivo
Viene analizzata la distribuzione della malattia o degli indici di salute, avvalendosi di dati statistici. Si tratta di un metodo utile per costruire una prima ipotesi, da verificare poi sul campo.
II°) Analitico-investigativo
Questo metodo ricorre ad indagini trasversali o di prevalenza circa le abitudini dei soggetti che compongono il campione di popolazione studiato e malattie e disturbi registrati nel campione stesso. Questo metodo comprende:
1) indagini trasversali
2) indagini longitudinali, a loro volta distinte in:
a) retrospettive;
b) prospettive
III°) Sperimentale
Si tratta del metodo migliore, ma è quello che presenta le maggiori difficoltà di attuazione. Esso verifica l’esistenza di un rapporto causa-effetto in relazione alla modificazione dell’esposizione a un determinato fattore.
Qualunque indagine epidemiologica deve tener conto dell’esistenza di fattori confondenti, che possono alterare l’entità dell’associazione; ad esempio, l’età nello studio della mortalità come fattore di rischio. Per eliminare tale fattore confondente si ricorre alla standardizzazione, riferendo la mortalità a classi di età e confrontando poi le morti attese con quelle effettive
L’epidemiologia presta grande attenzione all’analisi causale.
Se è nota, si valuta anche la variabilità etnica delle popolazioni esposte. I gruppi etnici, infatti, hanno sistemi immunitari diversi, così come variegate abitudini alimentari e costumi di vita, che incidono sul livello d’insorgenza di alcune malattie, ma questo non dovrebbe incidere sull’efficacia dei vaccini.
E’ evidente che per condurre tutti questi studi, il problema dell’approvvigionamento di dati e della loro verifica è essenziale.
La prima fonte è costituita dalla WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità). Ad essa aderiscono teoricamente tutti i 193 stati membri dell’ONU; ma poiché ogni membro è tenuto a versare una quota associativa, non di rado gli stati economicamente più deboli tralasciano il rinnovo della propria adesione.
Inoltre, ogni stato membro ha il dovere di trasmettere periodicamente dati statistici sulle cause di morte per età e sesso, ma anche questo requisito spesso non viene rispettato: innanzitutto, non tutti i paesi hanno efficienti sistemi di rilevazione; anzi, spesso non hanno neppure un sistema sanitario in grado di raggiungere la popolazione, figuriamoci di registrare e rilevare le cause di morte. In secondo luogo, anche se l’organizzazione, per statuto, non interferisce nelle politiche sanitarie degli stati membri, è evidente che diffondere dati sulle cause di morte ha un notevole peso politico (si pensi a quante cose si possono desumere sul tasso di mortalità per morte violenta in paesi con forti criminalità organizzate, guerre civili etc.). La WHO, infatti, diffonde anche dati sulle cause di morte per ogni paese membro
Essa ha diverse sedi, distribuite in tutti i continenti: Brazzaville per l’Africa Nera, Alessandria d’Egitto per il Nordafrica, Managua per il sudest asiatico, New Dheli per il subcontinente indiano, , Bruxelles per l’Europa, Washington D.C. etc., che si preoccupano di approntare programmi di intervento per macroregioni.
Un’altra fonte è l’EU, limitatamente a problemi specifici.
L’OCSE
L’UNESCO
L’UNHCR per quanto concerne i problemi sanitari dei rifugiati
A livello nazionale, le fonti principali sono costituite da:
ISTAT, che rileva i dati sulle cause di mortalità, sulle malattie infettive (il che è possibile nella misura in cui le autorità sanitarie locali ottemperano all’obbligo di classificare le patologie registrate in base a cinque classi di malattie, fissate per legge).
Va poi ricordato che esiste l’obbligo di denunciare le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro (la fonte, in tal caso, è l’INAIL)
Ovviamente anche i dati dei censimenti sono essenziali, poiché da essi ricaviamo i denominatori.
A livello regionale :
eventuali registri di patologia, ove esistenti (ad es. il registro tumori).+
dati accettazioni-dimissioni ospedaliera (SDO)
dati riguardanti le attività degli istituti di cura (ad esempio tassi di mortalità, notifica malattie)
A livello locale:
dati raccolti dalle ASL
CLASSIFICAZIONE DELLE MALATTIE
I criteri usati per classificare le patologie sono molteplic, ma il principale è senz’altro quello etiologico, che raggruppa le patologie per analogia di esperienze ritenute cause della malattia.
Si usa ancora la IX classificazione, risalente al 1975, sebbene sia già stata approntata la X.
In epidemiologia le misurazioni sono incentrate soprattutto sui tassi e sulla frequenza.
T= N/P . K,
dove:
T= tasso
N= numero di casi
P= popolazione
K= costante (100,1000, 104 etc.)
TASSO GREZZO DI MORTALITA’
N morti/(P0+P1/2),
dove
(P0+P1/2)
dove
(P0+P1/2) indica la popolazione residente media.
Si utilizzano sia un tasso generico di mortalità per tutte le cause, sia un tasso di mortalità specifico per ogni causa e/o classi d’età.
MORTALITA’ PROPORZIONALE
Numero di morti per una determinata causa/Numero totale dei morti X 100
Le malattie croniche rappresentano circa il 70% del totale e sono in aumento anche nei paesi in via di sviluppo.
In Italia siolo 1,2% dei decessi è riconducibile a malattie infettive parassitarie e l’incidenza degli incidenti e delle malattie croniche tra le donne è inferiore alla media mondiale.
Un altro indicatore importante in epidemiologia è il DIALYS, che considera il “peso” di una patologia, vale a dire della prospettiva di vita perduta e del numero di anni vissuti con disabilità a causa della malattia.
Nelle zone monitorate dalla WHO esistono condizioni reddituali diverse e si verifica che nei paesi più poveri è molto più elevata non solo la mortalità per malattie infettive, ma anche quelle per malattie croniche.
PREVALENZA E INCIDENZA
La prevalenza ci indica il carico di una malattia tra la popolazione a un dato momento. Viene stabilita attraverso un0analisi campionaria.
L’incidenza, invece, indica il numero di nuovi casi verificati in un intervallo di tempo dato ed indica il rischio della popolazione di ammalarsi.
Tasso di attacco: è costituito dal numero di persone che ha sviluppato la malattia nel breve periodo.
La presenza di immigrati, generalmente in condizioni precarie, ha creato e crea alcuni problemi di sanità pubblica.
La tubercolosi tra gli immigrati tra il ’99 e il ’05 è stata piuttosto elevata, con picchi tra gli immigrati regolari, ma il dato è falsato dal fatto che ovviamente sono più monitorati rispetto ai clandestini. A proposito di questa patologia, va ricordato che l’efficacia del vaccino 8 VCG è affievolita dal fatto che il virus usato per produrlo è di derivazione bovina, poiché il ceppo umano non è attenuabile. Inoltre, prima di decidere un’eventuale reintroduzione della vaccinazione contro la tbc, bisognerebbe procedere con i test della tubercolina, per evitare reazioni allergiche o autoimmuni.
BISOGNI DI SALUTE DEI RIFUGIATI
Nel 2008, il numero di rifugiati nel mondo era stimato in 33 milioni, metà dei quali costituiti da donne e bambini
A differenza degli altri migranti, sono una popolazione mista, quindi più esposti a malattie.
I loro problemi di salute non sono generalmente diversi da quelli della popolazione ospite, ma hanno maggiori difficoltà di accesso alle cure.
SALUTE GLOBALE
Quando un’epidemia inizia a diffondersi (SARS, ebola etc.), l’organizzazione su scala planetaria è essenziale per bloccarla, al fine di scongiurare il pericolo di una pandemia.
L’accresciuta mobilità contribuisce alla diffusione dei virus e per questo è indispensabile una politica della salute su scala planetaria.
Il problema di garantire la salute su scala mondiale, passa anche attraverso una politica di riduzione delle disuguaglianze, cercando di sviluppare approcci multidisciplinari.
I principali obiettivi fissati dalla WHO sono:
1) l’eliminazione delle fasce di povertà estrema;
2) assicurare l’educazione primaria universale;
3) garantire parità di diritti alle donne;
4) ridurre di 2/3 il tasso di mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni di vita;
5) ridurre di ¾ la mortalità per parto e migliorare la salute materna in generale;
6) bloccare la diffusione di malattie infettive come la malaria e altre malattie importanti;
7) dimezzare il numero di abitanti privi di accesso all’acqua potabile;
8) incrementare la partecipazione mondiale allo sviluppo, concedendo maggiori crediti ai paesi in via di sviluppo;
9) garantire l’universalità dell’accesso ai farmaci essenziali

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