Nell’analizzare i processi sociali inerenti l’immigrazione dobbiamo tenere presente un’interazione a tre livellii
LIVELLO ISTITUZIONALE↔LIVELLO MEDIATICO
↕ ↕
OPINIONE PUBBLICA
Ciò significa che ci sono continui input e feed-back tra un livello e l’altro. Pertanto, i media influiscono sull’opinione pubblica, ma l’attenzione e il taglio con cui seguono certe tematiche è a sua volta influenzata dall’ideologia diffusa. Parimenti, il livello istituzionale, adotta le proprie politiche sotto l’influenza dell’elettorato, ma le risposte che esso dà a un problema influisce sulla rappresentazione del fenomeno e sulla direzione dell’opinione pubblica.
Ad esempio, se inizia a serpeggiare un senso di insicurezza in seno all’opinione pubblica ed esso viene amplificato dai media, le istituzioni possono cercare di dare risposte tranquillizzanti (ciò che l’attuale governo fa quando l0’allarme concerne la crisi economica); ovvero assecondare “il ventre” della società, fomentando xcosì l’allarmismo (come avviene sul tema dell’immigrazione).
Il stema universalistico di tutela dei diritti nacque in società relativamente omogenee, ancora abbastanza isolate e nelle quali larghe fette di popolazione (donne, poveri etc.) erano escluse dalla partecipazione alla vita pubblica.
Tale sistema è rimasto solo in nuce e l’emergere di società pluraliste, la perdita di centralità dello stato nazione a favore di entità sopranazionali, la crisi dei sistemi tributari, il rafforzamento dell’interdipendenza e la centralità assunta dall’accesso e la capacità di utilizzo dell’informazione ai fini del governo dei processi economici e sociali, segnala l’urgenza di un superamento del welfare state, ma anche il rischio di una deriva neocorporativista.
Le nostre democrazie rischiano di divenire democrazie di “diritti segmentati”.
Il com’unitarismo ha delle positività, ma rischia di isolare i gruppi etnici.
Non va neppure trascurata l’incidenza che hanno sulla tipologia di intervento approntata dall’ente pubblico la struttura del territorio e la preesistenza di servizi e reti di protezione sociale
Il terzo settore si impone come modello futuro.
Non ci sono solo aspetti negativi: , la molteplicità porta con sé nuove prospettive.
Molta attenzione va rivolta agli elementi comuni tra NOI e LORO.
Bisogna cercare le liaisons in grado di valutare questi elementi, evidenziando anche le convergenze di interessi. Non si può né si deve, cioè, cadere nella trappola di discorsi pietistici e anche mistificanti sullo straniero “buono” (quasi una riproposizione della logica del “buon selvaggio”) e sull’accoglienza caritatevole. Si deve, piuttosto, evidenziare che una società dinamica che pluralista è più sana, prospera e tendenzialmente migliore di una chiusa. Che il pluralismo crea conflittualità e tensioni nelle fasi di trasformazione, ma una volta incanalato e guidato, rafforza il “sistema immunitario” di una democrazia [Popper]
Sorge così l’esigenza di spiegare che non ci sono solo motivi etici, ma anche semplicemente utilitaristici, per sostenere i processi d’integrazione.
Quando la presenza organizzata di un determinato gruppo riesce anche a produrre qualità? Ad esempio, in che modo e a che livello la presenza organizzata di donne a vari livelli del/nel corpo sociale riesce a produrre una tematizzazione in termini di genere? Sulla stessa linea si pone il problema di stabilire come e quando le pratiche quotidiane si istituzionalizzano: problema centrale nel nostro caso, giacché non è possibile un’integrazione calata dall’alto, senza una traduzione nelle pratiche quotidiane di tutti gli attori sociali.
Ognuno di noi usa delle “etichette”, perciò non possiamo trascurare l’importanza che l’uso del lessico gioca nei processi di integrazione/esclusione.
Attraverso la categorizzazione si svolge un processo di costruzione dell’immaginario sociale. A tal proposito, basti citare il ruolo svolto dalla centralizzazione delle anagrafi laiche nell’edificazione degli stati-nazione. Dare il nome è sempre un atto “demiurgico” [Derida].
Ogni espressione è una stratificazione di significati che ne raccontano la storia.
In Italia si sta costruendo un linguaggio sull’immigrazione e dalla direzione che assumerà questo linguaggio dipenderà la formazione dell’immaginario sociale, ergo le dinamiche integrazione/esclusione a nei tre livelli, secondo le reciproche interazioni sopra viste.
Uno degli obiettivi dovrebbe essere quello di costruire il quadro dei processi in corso: seconde generazioni, ruolo del terzo settore, ruolo delle comunità di migranti.
BIBLIOGRAFIA:
L. Balbo In che razza di società viviamo? Bruno Mondatori
Geneviève Makaping
Kossi Emla Imbarazzismi e Imbarazzismi 2, Ed. Dell’Arco
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento